Vive nei dintorni di Roma, praticamente da sempre, anche se nato a Napoli nel 1936. Dalla città partenopea, con i genitori, si trasferisce all'ombra del cupolone che ha appena tre anni. Si diploma maestro d'arte all'Istituto San Giacomo. Alcune tra le prime mostre, tra il 60 e 68 in Via Margutta e partecipa alle principali manifestazioni d’arte sacra. In questo filone infatti, quasi rispondendo ad un bisogno profondo di spiritualità, si indirizza la sua principale produzione. Ma anche l’attuale e il pregresso lasciano tracce profonde sull’ispirazione di Crispino. La conquista della luna è l’ambientazione del suo presepio a piazza Navona nel Natale del '69. Con questa composizione Crispino vince il primo premio. Dopo questo presepe, che ha grande risonanza e del quale parlano tutti i giornali, Crispino torna all'arte sacra, che per la verità non ha mai abbandonato, e realizza nel cimitero di Mentana un pannello di terracotta alto tre metri. Anche altri interessi però lo sollecitano: gli sbalzi in argento, i gioielli d'oro e, sopratutto, lo studio e la ricerca delle tecniche antiche. Ricostruisce infatti il Talomone per il tempio di Agrigento e riscopre ì segreti dei vasari etruschi. I suoi buccheri sembrano uscire da una bottega di Pirgi o di Cerveteri e le sue figure di terracotta, senza armatura interna di sostegno grandi fino a due metri, conservano il misterioso equilibrio volumetrico delle antiche composizioni. Quando deve lavorare - cioè sempre - Crispino si ritira nella sua casa-studio. E qui, nel suo eremo, nella grotta che ha trasformato in una personalissima galleria-laboratorio, emergono le figure e le scene di vita dalla materia grezza ed inerte che si anima sotto le sue mani d'artista. Crispìno lavora tutti i materiali, la creta, il legno, il bronzo ma soprattutto il marmo perché essendo il più difficile e quello - dice - « che da più soddisfazione ». Modesto e schivo di carattere, carico di umanità nei rapporti con gli altri. Nell’arte non cerca l'aspetto materiale ma solo la realizzazione di se steso, l’appagamento delle sue esigenze interiori in un rapporto affettivo ed elettivo con il resto dell’umanità.


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